Biografia di Carlos Castaneda

Biografia di Carlos Castaneda (da Wikipedia)

I registri per l’immigrazione relativamente a Carlos Cesar Arana Castaneda indicano che egli nacque il 25 dicembre 1925 (tuttavia nelle “conversazioni con Carlos Castaneda” di Carmina Fort si afferma che l’anno fosse il 1935) a Cajamarca in Perù.[1] I medesimi registri mostrano che il cognome gli fu dato da sua madre Susana Castañeda Navoa. Il cognome appare con la ñ in molte dizionari spagnoli, anche se i suoi più famosi lavori riportano una versione anglofona.

Castaneda si trasferì negli Stati Uniti nei primi anni cinquanta acquisendone la cittadinanza nel 1957. Nel 1960 si sposò con Margaret Runyan a Tijuana in Messico. Vissero assieme per solo sei mesi, ma il divorzio fu formalizzato solo nel 1973. Castaneda studiò all’Università della California a Los Angeles conseguendo la laurea in arte nel 1962 e il dottorato in filosofia nel 1973.[2]

Con il suo primo libro Gli insegnamenti di Don Juan: una via Yaqui alla Conoscenza del 1968 Castaneda iniziò la sua carriera di scrittore con il proposito di descrivere il suo percorso di iniziazione allo Sciamanesimo mesoamericano. I suoi 12 libri hanno venduto più di 8 milioni di copie in 17 lingue.

Coloro che hanno studiato Castaneda e i suoi lavori affermano che tali libri sono veri e sono apprezzabili lavori filosofici e descrittivi di pratiche idonee a sviluppare la consapevolezza, la capacità di percezione e la capacità di affermare la propria volontà nel mondo. Alcuni accademici e alcuni critici dal canto loro affermano che i libri sono meri romanzi, pieni di contraddizioni e discrepanze con le conoscenze antropologiche attuali e prive di alcun elemento di prova.[senza fonte]

Nel marzo del 1973 Castaneda fu oggetto dell’articolo di copertina del TIME[3]. L’articolo lo descriva come “an enigma wrapped in a mystery wrapped in a tortilla”. Da quella data e fino al 1990 Castaneda si sottrasse all’attenzione pubblica.

Nel 1974 il suo quarto libro fu pubblicato. Il libro segnala la fine del suo apprendistato con don Juan. Nonostante la fredda accoglienza da parte dei letterati e degli antropologi, Castaneda continuò a essere popolare. Dei dodici libri scritti, uno fu pubblicato postumo.

Nel 1990 Castaneda ricomparve nuovamente in pubblico per promuovere Tensegrity, una serie di movimenti (chiamati passi magici) che egli affermava discendere dagli sciamani toltechi. Il 16 giugno 1995 fu creata la Cleargreen Incorporated un fondazione for profit con lo scopo di sponsorizzare e organizzare seminari e workshop sulla Tensegrità oltre che costituire la casa editoriale dei relativi articoli. Cleargreen ha pubbicato quattro video dei passi Tensegrity quando Castaneda era ancora in vita. Castaneda non apparve in tali video.

Castaneda muore il 27 aprile 1998 a Los Angeles forse a causa delle complicazioni derivanti da un cancro.[4] Non ci furono funerali pubblici, il corpo fu cremato e le ceneri inviate in Messico. Solo due mesi dopo apparve un necrologio sul Los Angeles Times.[5]

1.^ The Scribner Encyclopedia of American Lives, Volume 5: 1997-1999. Charles Scribner’s Sons, 2002.

2.^ de Mille, Richard, Castaneda’s Journey, The Power and the Allegory (Lincoln: iUniverse.com, Inc., 2001 [1976]) 27.

3.^ (EN) cover article, 5 March 1973 (Vol. 101 No. 10)

4.^ (EN) Death Certificate

5.^ (EN) Castaneda Obituary All Things Considered, June 19, 1998

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Biografia di Carlos Castaneda (di Maria Capaldi antropologa)

CHI E’ CARLOS CASTANEDA?

E’ un antropologo-sciamano noto in tutto il mondo grazie alla pubblicazione dei suoi libri: dodici libri che tra gli anni ’60 e gli anni ’90 sono diventati dei best sellers letti da un vastissimo pubblico. In questi libri viene descritto il suo incontro ed il suo apprendistato con lo sciamano don Juan Matus, erede della conoscenza di un lignaggio di sciamani-veggenti antico di diecimila anni. Si tratta un antica tradizione denominata ‘conoscenza tolteca’, anche se non si sta parlando della saggezza del popolo tolteco, ma del significato stesso del termine, che nella lingua nahuatl denota propriamente ‘l’artista’, ovvero: l’uomo di conoscenza.

Della biografia di Carlos Castaneda non si sa praticamente nulla, molte sono state le notizie al riguardo riportate dai numerosi giornali e riviste interessate, ma la maggior parte di tutte queste notizie non sono veritiere. L’unica vera storia su C. Castaneda è stata scritta da lui stesso nei suoi libri… soprattutto nel suo ultimo libro: ‘Il lato attivo dell’infinito’, in cui egli racconta gran parte della sua vita, ma si tratta ovviamente del racconto astratto di una serie di eventi memorabili della sua vita. Si tratta di eventi in cui si può riconoscere la manifestazione dello spirito, eventi che cambiano per sempre la vita di un individuo in una maniera radicale, al punto che ‘dopo’ nulla potrà mai più essere com’era prima. E’ importante comprendere che per un essere, com’era C. Castaneda, che vuole entrare nell’Infinito, è di fondamentale importanza rinunciare alla propria storia personale e trasformarla in un avventura totalmente astratta. Vale a dire: trasformare qualcosa di fondamentalmente umano in qualcosa di prettamente energetico.

Ed uno degli ‘eventi’ più memorabili nella storia di Carlos Castaneda è stato proprio il suo incontro con don Juan Matus, denominato affettuosamente in tutti i suoi libri semplicemente: ‘don Juan’.

“Don Juan Matus era un indiano yaqui -del Messico, era l’erede e il leader – il Nagual – di un lignaggio di veggenti uomini e donne, il cui scopo e fine erano la libertà di percezione, intesa come la libertà di percepire ciò che la fisica quantistica riconosce oggi come la natura fondamentale dell’universo: un universo di energia, che secondo quei veggenti messicani, è organizzato da una forza intelligente chiamata intento.” ( http://www.cleargreen.com/it/ )

Carlos Castaneda incontra don Juan in una stazione di autobus nel nord del Messico, un suo amico gli aveva parlato di quel ‘vecchio indio’ come di un esperto di piante psicotrope, argomento su cui C. Castaneda stava lavorando per la sua tesi di laurea in antropologia. Tutto il loro incontro si fonda su un equivoco: C. Castaneda cercava un esperto di piante -ed infatti lo trova- ma don Juan non era soltanto un esperto di piante, egli era fondamentalmente uno sciamano, un veggente di prima grandezza; che inizialmente si rifiuta di dargli qualunque tipo di informazione; per lui era inconcepibile parlare di quelle che lui definiva piante del potere così, tanto per parlarne. Nella sua visione del mondo delle piante di potere non si parla solo tanto per ‘dire’, ma per ‘fare’… che è un ‘fare potente’… e questo significava che se C. Castaneda voleva parlare delle piante doveva sperimentarne personalmente gli effetti, cioè il ‘potere’.

Intanto già dal primo incontro don Juan vede a livello energetico che C. Castaneda aveva una conformazione energetica per lui particolarmente ‘interessante’ e lo ‘aggancia’ guardando intensamente il suo occhio sinistro. Una volta ‘agganciato’ C. Castaneda ritorna a cercare don Juan e a poco poco inizia a sperimentare personalmente gli effetti delle piante di potere, che don Juan gli somministrava con totale cognizione di causa. Ma la sperimentazione delle piante di potere fu soltanto un altro stratagemma che don Juan utilizzò per ‘agganciare’ ulteriormente C. Castaneda; ed egli si trovò ben presto proiettato in quella, che lui stesso ha poi definito come una realtà separata. Questa realtà era qualcosa di totalmente sconosciuto alla mentalità media di uno studente universitario di tipo occidentale, qualcosa che egli razionalmente non riusciva a comprendere, tuttavia egli, a qualche livello, si rendeva conto che era ‘il suo corpo’ che lo spingeva a tornare sempre da don Juan… perché era il suo corpo che ne aveva ‘bisogno’, era qualcosa che agiva in lui a livello fisico, ed accadeva proprio quando si trovava in compagnia di quell’indio che egli poteva sperimentare un’interruzione nella sua continuità percettiva. Egli ‘sentiva’ che faceva bene al suo corpo, al suo corpo fisico ed energetico insieme. Questo non accadeva soltanto a causa dell’ingestione delle piante del potere, ma era soprattutto la presenza stessa di don Juan a farlo entrare in uno stato di consapevolezza intensa, uno stato in cui tutto acquistava un significato più intenso e la sua consapevolezza del mondo circostante diventava estremamente più nitida.

E per non incorrere in equivoci va precisato subito che don Juan non raccomandava l’uso delle piante di potere. C. Castaneda ha in seguito chiarito che per avere accesso alla conoscenza degli sciamani dell’antico Messico, non c’è affatto bisogno di prendere ‘sostanze’ di nessun tipo -anche se va, ovviamente, fatta una distinzione tra le droghe sintetiche e le piante di potere, perché non si può certo fare di ogni erba un fascio, a nessun livello, figurarsi in questo! Don Juan ha usato con C. Castaneda le piante di potere per interrompere la sua visione del mondo eccessivamente razionalista, ed anche perché non aveva più molto tempo a disposizione da dedicargli, per far sì che C. Castaneda portasse a termine il suo apprendistato. Infatti con gli suoi altri apprendisti normalmente non le usava mai. C. Castaneda ha anche sottolineato che le droghe fanno malissimo al corpo fisico e che lui si era in seguito ammalato proprio a causa del grande quantitativo di sostanze che don Juan gli aveva somministrato. Quindi: rettifichiamo la convinzione: Carlos Castaneda = stupefacenti. Niente è mai stato tanto lontano dalla verità.

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